Armenia - Khor Virap, le origini della fede cristiana
- 30 giu
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Sorge nella valle dominata dal profilo del biblico monte Ararat il monastero di Khor Virap, luogo simbolico della storia cristiana dell’Armenia. Più che un santuario, per gli armeni rappresenta il cuore spirituale della nazione, il punto in cui ha preso forma un’identità religiosa destinata a segnare in profondità la storia del Paese.
Qui, secondo la tradizione, San Gregorio l’Illuminatore fu imprigionato per tredici anni alla fine del III secolo d.C., sotto il regno di Tiridate III, colpevole di aver professato la fede cristiana in un’epoca in cui il paganesimo era ancora dominante. Rinchiuso in un pozzo-prigione, sopravvisse grazie alla provvidenza, fino a quando – raccontano le fonti ecclesiastiche – fu invocato per guarire lo stesso re, gravemente malato. La sua liberazione segnò una svolta: Tiridate III guarì, si convertì e battezzò sé stesso e il suo popolo. Fu così che l’Armenia, nel 301 d.C., divenne la prima nazione al mondo ad adottare ufficialmente il cristianesimo come religione di Stato.
L’archimandrita Komitas Poghosyan, che guida da quattro anni la comunità del monastero, lo definisce senza esitazione “il luogo in cui è iniziato il risveglio spirituale del popolo armeno”. Per lui, la fede non è solo memoria, ma un’eredità viva: “Abbiamo vissuto momenti durissimi nella nostra storia, ma la fede ci ha sempre sostenuti. Anche nei tempi di maggiore sofferenza, non l’abbiamo mai perduta”.
Khor Virap è oggi meta di pellegrinaggi e punto d’incontro tra fedeli locali e visitatori provenienti da tutto il mondo. Durante le celebrazioni, le voci di tre giovani donne – Mariam, Lily e Anna – accompagnano le liturgie con canti che, secondo l’abate, “non sono solo musica, ma l’anima di un popolo che prega”.
Con un atteggiamento cordiale e un’umiltà disarmante, l’archimandrita accoglie chiunque varchi la soglia del monastero. “Come dice il Vangelo – ricorda – Cristo conosce i suoi, e i suoi lo conoscono. Quando si entra in una chiesa, si dovrebbe poter guardare negli occhi qualcuno e sentirsi accolti”.
Poghosyan ha anche un legame speciale con la Bulgaria, dove ha vissuto e prestato servizio in passato. “Ho ricordi bellissimi di quel Paese, non solo tra gli armeni della diaspora, ma anche tra i bulgari. L’amicizia fra i nostri popoli è una ricchezza”.
Nel pozzo in cui Gregorio fu rinchiuso, oggi si scende per devozione. Lì dove un tempo regnavano oscurità e dolore, oggi si celebra il miracolo della fede che ha resistito ai secoli. Khor Virap resta così il testimone silenzioso di una storia che continua a parlare, generazione dopo generazione.
(Foto bTV)







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