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Artsakh: le forze di pace russe accusano l’esercito azero di violazione degli accordi




ANN - Letizia Leonardi - Mentre l'Europa è alle prese con il Green Pass ci sono territori che hanno situazioni che mettono a repentaglio la vita e la sicurezza di milioni di persone. Continua ad essere alta la tensione nel Caucaso a causa dell'incertezza sui confini lasciata dopo la recente guerra tra gli armeni dell'Artsakh e l'Azerbaijan che minaccia, non solo la popolazione del Nagorno Karabakh ma anche la Repubblica d'Armenia. Il Ministero degli Affari Esteri di Yerevan ha fatto sapere che in questi giorni le forze armate azere hanno intensificato le loro azioni provocatorie, sia contro le forze armate della Repubblica di Armenia che contro unità dell'Esercito di Difesa dell'Artsakh, prendendo di mira anche insediamenti civili. L'Azerbaijan, secondo la nota del Ministero, nasconde le sue azioni aggressive accusando la parte armena di aver violato la dichiarazione trilaterale del 9 novembre 2020.

Il primo punto della dichiarazione stabilisce chiaramente: "... le parti si fermano nelle loro posizioni". Queste posizioni però non sono state messe nero su bianco e questa incertezza sui confini alimenta nuove aggressioni. Unità militari azere, già un mese dopo la firma della dichiarazione, hanno attaccato i villaggi di Hin Tagher e Khtsaberd nella regione di Hadrut di Artsakh, occupando interi villaggi, catturando e uccidendo militari armeni. Ma non sono solo i territori del Nagorno Karabak ad essere oggetto di questi atti belligeranti: gli azeri si stanno spingendo anche oltre la linea di contatto, attaccando anche terre che appartengono all'Armenia e che dovrebbero restare fuori da questa contesa. L'Azerbaijan vorrebbe il ritiro dell'Esercito di Difesa dall'Artsakh ma ciò significherebbe lasciare la popolazione senza protezione. Tra cinque anni, quando le forze di pace russe lasceranno questi territori, cosa succederà? Una domanda con una risposta che non lascia dubbi: scoppierà una nuova guerra.

Il recente accordo di pace prevede il ritiro delle truppe armene solo dalle regioni limitrofe del Nagorno Karabakh, chiaramente indicate nella dichiarazione. Gli armeni hanno rispettato questi punti della dichiarazione, altrettanto non si può affermare per ciò che riguarda gli azeri che tentano ripetutamente di introdursi anche nel territorio della Repubblica d'Armenia.

Gli sconfinamenti in territorio della piccola Repubblica Caucasica sono iniziati il 12 maggio scorso e, non solo hanno provocato vittime, ma hanno soprattutto messo in discussione la sicurezza dell'intera regione. Ciò è inaccettabile.

Finora gli armeni hanno portato avanti azioni di difesa e respingimento ma si rende sempre più necessario stabilire una linea di confine non oltrepassabile.

Anche nelle zone occupate dagli azeri l'Azerbaijan tenta di allontanare l'esercito armeno che è lì a protezione della popolazione armena rimasta su quei territori. Il 10 agosto scorso, nella

città occupata di Shushi, soldati azeri hanno sparato contro le postazioni armene che si trovano nei pressi del villaggio di Mkhitarashen. Solo con l'intervento delle forze di pace russe la situazione è tornata alla normalità. Il Ministro degli Affari Esteri di Artsakh Davit Babayan è ormai convinto che gli azeri tenteranno in ogni modo di cacciare gli armeni dal Nagorno Karabakh. Babayan ha sottolineato che non importa che tipo di armi usino le forze armate azere contro l’Artsakh perché l’obiettivo principale dell’Azerbaijan è una politica a più livelli ma con un unico scopo: cacciare gli armeni dall’Artsakh. E se ciò dovesse accadere, si creerebbe una situazione completamente diversa non solo in Transcaucasia, ma anche in una regione molto più ampia: Caucaso settentrionale, Medio Oriente, Asia centrale, regioni del Volga, bacino del Mar Nero.

Babayan ha affermato che: "L’Azerbaigian sta cercando con mezzi militari e altri mezzi di fare pressione psicologica sugli armeni dell’Artsakh, per portare la gente alla disperazione in modo che perdano la speranza e cambino idea sulla prospettiva di vivere in Artsakh, tuttavia tutti questi tentativi delle autorità azere sono destinati al fallimento. Continuare a vivere in Artsakh è diventata una missione".

Come auspica anche Babayan la permanenza degli armeni nei propri territori richiede un approccio globale e comune. Ciò che non aiuta e anzi danneggia è l'indifferenza della Comunità Internazionale.

A proposito delle crescenti violazioni azere del cessate il fuoco, sia al confine con l’Armenia che alla linea di contatto con Artsakh, per la prima volta il 12 agosto le forze di pace russe hanno accusato apertamente l’esercito dell'Azerbaijan di aver violato gli accordi di pace e di aver attaccato le posizioni armene in Nagorno Karabakh con droni kamikaze.

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