top of page

Beirut: il Commodore Hotel chiude definitivamente

  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Talal khrais

 

Durante la guerra civile il Commodore Hotel era molto più di un hotel. All'ombra dei combattimenti, divenne un rifugio per la stampa internazionale, un luogo leggendario dove la storia si faceva strada.

La chiusura definitiva, è avvenuta il 12 gennaio, e segna la fine di un'era storica del Libano.

A dire il vero, negli anni precedenti la guerra civile libanese, così come in quelli successivi, il Commodore di Beirut, era un Hotel misurato, e certamente non si poteva definire leggendario.

A differenza degli opulenti hotel che avevano contribuito alla gloria degli anni '60 e '70, ‘l'età dell'oro’ del Libano, incarnata da strutture come il Phoenicia, l'Holiday Inn, il Saint-Georges e l'Excelsior, il Commodore si distingueva per la sua sobrietà, il comfort e le tariffe più accessibili.

A differenza di questi, quasi-palazzi, i cui bar, locali notturni, piscine, arredi stravaganti e ristoranti lussuosi, attraevano l'alta società sia locale che internazionale, il Commodore si rivolgeva principalmente a turisti, viaggiatori d'affari con budget più modesti. Per questa tipologia di clientela diventò interessante, per il visionario uomo d'affari libanese, Youssef Nazzal, acquistare l'hotel fondato ad Hamra, nel 1943 nel 1971. Il rapido successo della struttura portò presto a un affollamento, spingendo Nazzal a cercare spazi dagli hotel vicini affittando, il Melkart e l'Atlantic.

Contro ogni aspettativa, fu allo scoppio della guerra civile, nell'aprile del 1975, che questo hotel urbano, fino ad allora ordinario e privo di una storia degna di nota, acquisì un'aura leggendaria. Questa svolta fu sorprendente considerando che, tutt'intorno, le istituzioni un tempo prestigiose, vedevano la loro gloria sgretolarsi sotto il peso dei combattimenti, quando non trasformarsi in veri e propri campi di battaglia, in particolare durante le guerre degli hotel.

Hotel della Guerra e della Stampa

Dall'autunno del 1975, il Commodore Hotel, nel quartiere di Hamra, a Beirut Ovest, divenne il centro nevralgico e il quartier generale della stampa estera che seguiva gli eventi che sconvolgevano il Libano.

Molto più di un hotel, fungeva da redazione informale, un luogo in cui scrivere e inviare dispacci. Era possibile continuare anche quando altrove i sistemi di comunicazione erano fuori uso. All'ingresso le guardie armate offrivano una relativa protezione, mentre il fuoco dei cecchini e dei bombardamenti trasformavano gradualmente la città in un campo di macerie. Quando Beirut venne quasi completamente isolata dal mondo, al culmine dei combattimenti, era al Commodore Hotel che i giornalisti potevano ancora trovare funzionanti i telefoni fissi e i telex, le ultime arterie attraverso cui le informazioni riuscivano a raggiungere le redazioni internazionali.

Nella hall due telescriventi funzionavano ininterrottamente, una per la Reuters, l'altra per l'Associated Press. Un bar, ristoranti, personale attento: tutto era progettato per consentire a tutti di lavorare in un ambiente confortevole.

Grazie a queste condizioni ideali i corrispondenti arrivavano a Beirut da tutto il mondo, e soggiornavano in hotel.

Tra loro: Jonathan Randal, corrispondente del Washington Post; Thomas L. Friedman, allora corrispondente a Beirut per il New York Times; Kim Willenson per Newsweek; e Terry Anderson, responsabile dell'ufficio per il Medio Oriente dell'Associated Press.

Stabilirono la loro base al Commodore Hotel i giornalisti di Der Spiegel, Reuters e AFP, rendendo l'hotel un punto di incontro quotidiano per la stampa internazionale, oltre che per diplomatici e politici che lo frequentavano.

Come il Saint-Georges, in precedenza, il Commodore Hotel offriva agli osservatori un punto di indagine privilegiato, per assistere ai momenti più significativi e sconvolgenti della storia contemporanea del Paese. Tuttavia, in definitiva, l'aura che circondava il Commodoro Hotel poggiava su una duplice singolarità: inizialmente ricoprire il ruolo di rifugio cosmopolita, relativamente indenne dalla violenza circostante, pur rimanendo contemporaneamente al centro di quella violenza. Soprattutto è diventato uno spazio in cui la storia del Libano veniva scritta in tempo reale, mentre si svolgeva.

Nel 1992 l'hotel fu acquisito dal Gruppo Boubess. L'edificio originale fu completamente ricostruito e il Commodore riaprì nel 1996. Iniziò così una seconda vita, durata quasi trent'anni, un'esistenza senza lustro, priva delle leggende e delle saghe che avevano plasmato il mito del luogo.

Il 12 gennaio 2026, i nuovi proprietari annunciarono la chiusura definitiva dell'hotel.

Commenti


bottom of page