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Gaza - Il vortice del sangue e della dignità di Marco Affaitati

  • 10 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Lelio Antonio deganutti (Assadakah News) - Marco Affaitati è un pittore e artista contemporaneo nato nel 1988 a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, e attivo principalmente a Roma, dove vive e lavora. Si è formato all’Accademia di Belle Arti di Roma, conseguendo la laurea in Pittura e un master in “Special Education Needs” presso l’Università del Foro Italico, approfondendo anche la didattica artistica.

Affaitati interpreta la tela come un vero e proprio “quaderno di bordo” delle emozioni, dove gesti, segni e stratificazioni di colore si intrecciano creando quello che definisce un “ecosistema pittorico”: un tessuto narrativo ed esistenziale in cui l’atto stesso di dipingere è tempo, conoscenza e riflessione. I suoi lavori coniugano linguaggi visivi contemporanei con esplorazioni interiori e simboliche, dando vita a opere che interrogano lo spettatore e lo invitano a una riflessione profonda.

  • Nella tua tela Gaza percepisco una sorta di vortice delle anime. Il colore principale è il rosso, il sangue? Forse il sacrificio? Puoi parlarne in maniera più dettagliata?

Farò la mia intervista senza essere professionale, perché il quadro è un esplicito riferimento a quello che sta succedendo a Gaza. È una presa di posizione chiara: credo che lì sia in atto un genocidio e che l’ipocrisia dell’Occidente, che lo nasconde, lo difende e lo incentiva, sia parte di un grande male. Mi piace parlare del titolo, non solo della pittura, perché l’arte deve portare a una visione o a una presa di posizione sulla realtà e a una riflessione su di essa. Nella pittura ci sono discorsi che non sempre si afferrano, nemmeno da parte mia, e credo sia importante che ci siano, perché altrimenti si perderebbe una parte di testimonianza umana e del mistero dell’esistenza. Nel quadro specifico ho utilizzato un rosso tra gli ultimi rossi che si producono come si faceva nel Rinascimento: macinati con olio e poi messi nei tubetti. Non è un prodotto industriale. Per me questo rosso ha una dimensione storica e simbolica. Non ho scelto richiami della bandiera palestinese perché vado in una dimensione meno iconica e più psichica. Sì, penso che il sacrificio del popolo palestinese sia un sacrificio universale: è una vicinanza e una solidarietà a chi soffre, che diventa universale anche in senso politico.

Il gioco è stato questo: il rapporto tra due materiali diversi, l’olio pregiato e lo spray chimico. Nel mio immaginario, rimanda a due mondi diversi. Lo spray è un argento, freddo come l’acciaio, richiamando il filo spinato. Dietro all’acciaio c’è comunque l’azzurro, in tanti punti, una costruzione che fa parte del mio processo pittorico. Io lavoro sempre su livelli, perché la realtà è fatta di frammenti di pensieri, sensazioni e coscienza.

Il quadro racconta anche il mio essere stato a molte manifestazioni a sostegno della Palestina. È una testimonianza del periodo in cui non riuscivo a rimanere fermo davanti a tanto male. Mi auguro che la situazione migliori e che il popolo palestinese raggiunga una libertà reale. Questa è una presa di posizione precisa, che non ha nulla a che fare con antisemitismo: si tratta di umanità, di solidarietà tra popoli.

C’è anche la dimensione del potere e del male, che si manifesta per egoismo, interessi e controllo. L’intreccio delle linee richiama la recinzione, ma anche il concetto di libertà e di limite nel pensiero stesso. La linea, nella sua semplicità, racconta molte cose: può essere recinto, gabbia, taglio, ma anche dimensione dell’umanità. I gesti del tratto diventano recinzione, ma una gabbia che si trasforma in nodo mentale: le coscienze ancora credono falsamente che i palestinesi siano gli oppressori.

Il rosso passa sopra quelle linee: il sangue e la dignità dei palestinesi rompe quell’intreccio. È il rosso delle anime, che va al di là della gabbia, uno spirito di libertà. Non è un caso che il quadro si chiami Gaza: è un riferimento chiaro a una realtà che dura da settant’anni, ma che oggi è tornata prepotentemente all’attenzione.




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