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L' Arabia Saudita nega il cielo a Washington per attaccare l' Iran

  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min



Maddalena Celano (Assadakah News)


Il tramonto dell’egemonia USA: l’Arabia Saudita nega il cielo a Washington e sceglie la solidarietà con l’Iran


In un momento di altissima tensione geopolitica, arriva una notizia che segna un punto di svolta storico e un colpo durissimo alle ambizioni belliche di Washington nella regione mediorientale. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, le autorità di Riad hanno inviato un messaggio chiaro e inequivocabile a Teheran: l’Arabia Saudita non permetterà agli Stati Uniti di utilizzare il proprio spazio aereo per condurre operazioni belliche contro la Repubblica Islamica dell’Iran.

Questa decisione, ripresa dall’agenzia Askanews, evidenzia la volontà del Regno Saudita di distanziarsi definitivamente da un potenziale conflitto aperto orchestrato dall'esterno. Funzionari sauditi hanno assicurato ufficialmente alle controparti iraniane che il Paese non solo negherà il sorvolo ai caccia americani, ma non prenderà parte in alcun modo a un eventuale scontro armato. Si tratta di un segnale inequivocabile di come il vento stia cambiando: la posizione di Riad riflette un cambio di rotta significativo, orientato verso la sovranità regionale e la protezione dei propri interessi rispetto alle pressioni imperialiste.


La fine del dominio coloniale e la nuova solidarietà regionale


Questa mossa segna il tramonto dell'epoca in cui gli Stati Uniti potevano disporre a piacimento delle basi e dei cieli arabi per imporre la propria agenda militare. Il messaggio inviato dall'Arabia Saudita non è solo un atto logistico, ma un potente gesto politico di distensione e fratellanza islamica. Scegliendo la via della cooperazione con l'Iran anziché assecondare i piani di guerra del Pentagono, Riad riconosce che la sicurezza della regione deve essere gestita dalle nazioni che la abitano, senza interferenze straniere destabilizzanti.

Il fatto che Riad abbia scelto di comunicare direttamente queste rassicurazioni a Teheran dimostra che gli sforzi occidentali per isolare l'Iran sono falliti. La solidità di questo asse diplomatico trasforma radicalmente l'equilibrio di potere: l'Iran non è più il bersaglio isolato dei decenni passati, ma un perno centrale di un Medio Oriente che sta ritrovando la propria unità contro le provocazioni belliciste.

Il fallimento strategico degli Stati Uniti

Per Washington, la chiusura dello spazio aereo saudita rappresenta un ostacolo logistico e politico insormontabile. Per decenni, gli USA hanno considerato il territorio dei paesi del Golfo come una propria estensione militare; il "No" di Riad priva ora il Pentagono della sua storica egemonia, rendendo palese che i vicini dell'Iran non sono più disposti a sacrificare la propria stabilità per servire gli interessi di una superpotenza lontana.

Sotto il profilo operativo, i piani d'attacco americani subiscono un colpo durissimo. Senza l'accesso a questi corridoi aerei cruciali per il dispiegamento rapido nel Golfo Persico, le operazioni militari statunitensi richiederebbero rotte molto più lunghe, costose e vulnerabili, costringendo i velivoli a circumnavigare la penisola arabica. Inoltre, le basi americane rimaste nella regione diventano più isolate, poiché manca il supporto coordinato di un attore chiave come l'Arabia Saudita.


Una sconfitta politica epocale


In definitiva, questa situazione proietta l'immagine di una superpotenza in declino, incapace di influenzare persino i suoi partner storici. Mentre gli USA cercano di soffiare sul fuoco del conflitto, il mondo osserva che le nazioni del Medio Oriente preferiscono la stabilità di un nuovo ordine multipolare rispetto al caos generato dalle politiche interventiste. Se gli Stati Uniti decidessero di agire comunque, lo farebbero in totale solitudine e contro la volontà esplicita delle nazioni dell'area, trasformandosi definitivamente, agli occhi del diritto internazionale, in aggressori unilaterali alienati dalle popolazioni arabe e musulmane.

La notizia sottolinea quanto la stabilità regionale e la sicurezza nazionale siano oggi prioritari per la leadership saudita, segnando l'inizio di una nuova era in cui il destino del Medio Oriente non viene più deciso negli uffici di Washington.


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