Marocco: indice di democrazia 2025
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Assadakah News

Il Marocco si conferma al primo posto nell'indice di Democrazia 2025 tra i paesi arabi, pur restando classificato a livello globale nella fascia "media" delle democrazie, secondo la mappa 2025, realizzata da Visual capitalist sulla base dell'Indice di democrazia 2024, pubblicato dall'Economist intelligence unit (Eiu), divisione di analisi e ricerca del gruppo Economist, la stessa casa editrice del settimanale "The Economist".
Nel rapporto il Marocco ottiene un punteggio di 4,97, su 10, guidando la categoria dei "regimi ibridi" nella regione araba. L'indice valuta i paesi sulla base di analisi di esperti, sondaggi d'opinione pubblica, performance istituzionale, in cinque aree chiave: processo elettorale e pluralismo, funzionamento del governo, partecipazione politica, cultura politica e libertà civili.
Tra i paesi arabi, il Marocco precede la Tunisia (4,71), la Mauritania (3,96), il Libano (3,56), l’Algeria (3,55) e la Palestina (3,44). Altre nazioni, come Qatar e Emirati Arabi Uniti, vengono classificate come regimi autoritari, secondo la metodologia dell'indice. A livello globale, il Marocco rimane in una posizione intermedia, davanti ad alcuni sistemi ibridi o autoritari, ma significativamente distante dai paesi definiti "democrazie pienamente consolidate".
In cima alla classifica mondiale, si conferma la Norvegia con 9,81 punti, seguita da Svezia, Svizzera e Paesi Bassi, tutti con punteggi superiori a nove. Nelle posizioni più basse figurano l’Afghanistan, lo Yemen e la Siria, con punteggi inferiori a due.
Il rapporto sottolinea come il Marocco riesca a superare, in termini di punteggi, anche realtà di altre regioni quali Iraq (2,80), Egitto (2,79) e Kuwait (2,78), soprattutto, grazie ai risultati relativamente più solidi nel funzionamento del governo e nella partecipazione politica. Nonostante la leadership regionale, l'indice evidenzia un persistente divario tra il Marocco e le democrazie consolidate, in particolare, su aspetti legati alle libertà civili, alla cultura politica e allo sviluppo istituzionale. La classificazione di "regime ibrido" riflette infatti la coesistenza di processi elettorali con limiti strutturali alla piena pratica democratica.
L'indice di Democrazia combina i risultati di sondaggi di esperti, rilevazioni d'opinione pubblica e analisi delle istituzioni dei vari paesi, valutando cinque aree chiave: il processo elettorale, il pluralismo che misura libertà e correttezza delle elezioni, concorrenza politica; il funzionamento del governo, ossia l'efficacia dell'esecutivo, la stabilità istituzionale e l'assenza di corruzione; la partecipazione politica, che riflette il livello di coinvolgimento dei cittadini nei processi democratici; la cultura politica, che analizza atteggiamenti e valori della popolazione verso la democrazia; le libertà civili, tra cui diritti individuali, libertà di stampa e di associazione, non solo la libertà religiosa.
Sulla base di un punteggio che va da zero a dieci, i paesi vengono classificati in democrazie piene (punteggio pari o superiore a otto), regimi ibridi o democrazie imperfette (da 4 a 7,9) e regimi autoritari (inferiori a quattro). L'indice rappresenta uno strumento di riferimento riconosciuto a livello globale, citato in ambito accademico, diplomatico e mediatico, utile per confrontare il grado di democrazia tra paesi, regioni e monitorarne l'evoluzione nel tempo, andando oltre la semplice valutazione elettorale, considerando l'effettivo funzionamento delle istituzioni, le libertà civili e la partecipazione politica dei cittadini.







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