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Oggi il ricordo del genocidio armeno di 110 anni fa

  • 24 apr
  • Tempo di lettura: 4 min
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Centodieci anni fa si consumava, nell'Impero Ottomano, il primo genocidio del XX secolo. Il 24 aprile di ogni anno è il giorno della commemorazione e del ricordo delle vittime del massacro del popolo armeno. A Roma l'evento previsto il 23 aprile per il 110° anniversario del genocidio armeno è stato annullato a causa della scomparsa di Papa Francesco e della proclamazione di cinque giornate di lutto nazionale da parte del Consiglio dei Ministri. La cerimonia di commemorazione sarà celebrata martedì 29 aprile alle ore 19,15 sempre in Piazza Lorenzini a Roma in presenza delle Istituzioni Capitoline, dei rappresentanti della Chiesa Armena e degli Ambasciatori armeni presso il Quirinale e la Santa Sede. Tutti gli armeni e chi segue questo popolo martoriato non possono dimenticare. A Yerevan, la capitale della Repubblica d'Armenia, si è svolta la tradizionale processione con le fiaccole che parte sempre dalla Piazza della Repubblica e si è conclude al Complesso commemorativo di Tsitsernakaberd, la Collina delle Rondini che ospita il Memoriale e il Museo del Genocidio.

Oltre alle torce, i partecipanti portavano cartelli con i nomi degli insediamenti del Nagorno-Karabakh, la piccola enclave armena nel territorio dell'Azerbaijan che, dal 1 gennaio dello scorso anno, è sparita dalle cartine geografiche perché presa con la forza dalla dittatura di Baku. Quest'anno la marcia con le fiaccole ha avuto un significato in più: la lotta in corso per la giustizia. La marcia è stato anche un modo per far sentire la voce del popolo armeno e si è conclusa con la deposizione di fiori, attorno alla fiamma eterna, in memoria delle vittime innocenti.

Da Yerevan a Bruxelles, il professor Bernard Coulie, ex preside della Facoltà di Studi Armeni dell'Università Cattolica di Lovanio (UCL), ha definito il genocidio armeno, commesso dall'Impero Ottomano all'inizio del XX secolo, un anello di una catena incompiuta.

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"Ciò che è accaduto agli armeni all'inizio del XX secolo - ha dichiarato Coulie - è un anello di una catena che, purtroppo, non è ancora stata completata. Il continuo mancato riconoscimento del genocidio armeno da parte di diversi Paesi, tra cui la Turchia, lo stato dei monumenti armeni sul territorio turco, l'eliminazione della presenza armena in Artsakh, la deportazione degli armeni e la cancellazione delle tracce della loro presenza ancestrale, rappresentano una continuazione della stessa logica che ha portato agli eventi del 1915-1916. Ecco perché il 24 aprile è così importante non solo per gli armeni, ma per tutti coloro che lottano per la giustizia".

Anche Desislav Taskov, membro del Parlamento della Repubblica di Bulgaria, in occasione del 110° anniversario del genocidio armeno, ha rilasciato una dichiarazione a nome del Partito Socialista che rappresenta ricordando le vittime e condannando le repressioni di massa perpetrate dall’Impero Ottomano contro un milione e mezzo di armeni innocenti. "110 anni fa - ha affermato Taskov - la sera del 24 aprile 1915, iniziarono gli arresti di massa. Nel giro di un mese, centinaia di armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e parlamentari, furono deportati e uccisi sulla strada per Ankara. Successivamente, le autorità ottomane intrapresero una deportazione di massa della popolazione armena, seguita da una campagna di uccisioni sistematiche. Gran parte di loro venne sterminata in vere e proprie marce della morte. I pochi sopravvissuti che riuscirono a raggiungere iil deserto siriano morirono di fame e di sete.Alla fine, il bilancio delle vittime fu di oltre un milione e mezzo, tra cui donne, uomini e bambini, scomparsi dalla terra in cui avevano vissuto per più di duemila anni".

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Il parlamentare punta l'indice sull'indifferenza della Comunità Internazionale. "Siamo obbligati a ricordare le amare lezioni della storia - ha proseguito Taskov - È nostro dovere condannare i colpevoli e garantire giustizia alle vittime. A distanza di tempo, non abbiamo dubbi che la Comunità Internazionale non sia riuscita a impedire la violenza contro il popolo armeno, in gran parte a causa della mancanza di meccanismi preventivi e della crisi dell'ordine internazionale dell'epoca. Oggi, 110 anni dopo, sia la comunità internazionale che la Repubblica di Bulgaria hanno l'obbligo di riconoscere e rispondere di ogni crimine contro l'umanità. Non possiamo coprire con un velo di indifferenza i crimini impuniti, soprattutto quelli che violano i diritti umani fondamentali, perché ciò porta alla loro ripetizione. È trascorso più di un secolo dal Genocidio, ma non possiamo e non dobbiamo assolutamente dimenticare simili tragedie. La memoria è l'antidoto alla barbarie e alla crudeltà contro l'umanità, e ricordare è un obbligo. Per questo motivo, ogni anno nel Giorno del Ricordo delle Vittime del Genocidio Armeno, nutriamo la speranza che dalle sofferenze del passato possa nascere un futuro di pace e di comprensione reciproca tra i popoli e le nazioni. Stiamo seguendo da vicino il dialogo tra Armenia e Turchia e speriamo che i negoziati alla fine abbiano successo, così che l'ultima frontiera chiusa dell'Europa possa essere riaperta e i due popoli confinanti possano vivere in una regione pacifica e prospera. Nel Giorno della Memoria delle Vittime del Genocidio Armeno, esprimiamo solidarietà a tutti gli armeni che vivono in Bulgaria, in particolare a tutte le unioni e organizzazioni armene in Bulgaria. Noi bulgari siamo orgogliosi di aver potuto dare rifugio ai sopravvissuti nella nostra terra ospitale, dando loro l'opportunità di vivere e creare. E sono proprio i discendenti di queste persone che oggi costituiscono il nucleo di una fiorente e ben integrata comunità bulgaro-armena, che ha dato un contributo prezioso allo sviluppo e alla prosperità del nostro Paese".


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