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Roma - Si riscopre il genocidio armeno con "Non ti scordar di me"

  • 8 mag
  • Tempo di lettura: 3 min
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - A centodieci anni dal genocidio armeno, una delle pagine più nere e negate del Novecento è tornata con forza al centro del dibattito pubblico italiano grazie al libro e al videoreportage “Non ti scordar di me. Storia e oblio del genocidio armeno” di Vittorio Robiati Bendaud, con saggio introduttivo di Paolo Mieli, edito da Liberilibri. L'opera non è soltanto un atto di denuncia storica, ma un richiamo politico e morale che coinvolge tutte le generazioni, in particolare i giovani, ai quali va trasmessa la responsabilità della memoria.

Alla presentazione, tenutasi il 7 maggio nella sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, sono intervenute figure di primo piano delle istituzioni italiane, a cominciare dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha dichiarato di avere la moglie di origine armena e ha parlato senza mezzi termini di un catalogo buio di omissioni. "L’assenza di documentazione visiva - ha spiegato - ha contribuito all’oblio, ma questo silenzio deve essere colmato con una continua opera di ricostruzione e testimonianza. Perché ciò che non si documenta, scompare. E ciò che scompare, si ripete".

L’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia, Vladimir Karapetyan, ha espresso una profonda gratitudine per la sensibilità dimostrata dalle istituzioni italiane. Le sue parole, intrise di emozione, hanno evocato il senso di una responsabilità collettiva: quella di custodire la memoria storica e di rinnovare costantemente il valore della solidarietà internazionale, soprattutto di fronte alle ingiustizie, passate e presenti.

Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha ricordato con forza le dimensioni del massacro: oltre un milione e mezzo di vittime, armeni e assiro-caldei, spazzati via da un progetto sistematico e consapevole. Non una violenza cieca, ma l’esito di un lungo processo di demonizzazione e odio etnico-religioso, in cui la tolleranza è sfociata nella persecuzione, e poi nello sterminio. “Una strategia del dubbio – ha affermato Fontana – che uccise due volte: prima le vittime, poi la giustizia”.

Parole che pesano, quelle pronunciate dal presidente della Camera, perché accompagnate da un chiaro impegno politico. Fontana ha ricordato la mozione approvata nel 2019 con cui la Camera ha chiesto al governo il riconoscimento ufficiale del genocidio armeno e la sua valorizzazione internazionale. Un passo concreto in un'epoca in cui i fantasmi dell'intolleranza e dei nazionalismi tornano ad affacciarsi sulla scena globale. E l’eco di quella tragedia non si è certo spenta: la popolazione armena continua a vivere, oggi, in una condizione di emarginazione nel Caucaso meridionale, sotto la minaccia costante della pulizia etnica e dell’isolamento. Sono intervenuti anche gli onorevoli Galeazzo Bignami, Chiara Gribaudo, Maurizio Lupi e Giulio Centemero, quest'ultimo da sempre molto legato alla causa armena. Molto apprezzato l'intervento dell'autore del libro Non ti scordar di me. Storia e oblio del genocidio armeno, Vittorio Robiati Bendaud. Il giornalista e saggista Paolo Mieli, che ha scritto la prefazione al testo, ha sottolineato l'abuso della parola genocidio a proposito della guerra in Ucraina, ribadendo che invece quello del popolo armeno è stato a tutti gli effetti un genocidio. A moderare era presente Hoara Borselli mentre il giornalista Nicola Porro ha introdotto e concluso l'interessante e importante evento.

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Il videoreportage che ha preceduto la presentazione del libro, primo nel suo genere in Italia, raccoglie testimonianze, documenti inediti e interventi di numerosi esponenti politici, da Carlo Calenda a Susanna Camusso, da Ivan Scalfarotto a Maurizio Lupi che hanno aderito al progetto per ribadire il valore civile e universale della memoria storica.

Liberilibri lancia così un messaggio forte: la memoria non è nostalgia, è responsabilità. Riconoscere il genocidio armeno non è un atto simbolico, è un dovere verso la verità e verso un presente in cui i conflitti etnici e le persecuzioni religiose sono tutt’altro che superati.“Non ti scordar di me” non è solo un titolo: è un impegno, che oggi l’Italia sembra pronta a raccogliere. Ma la memoria, per essere autentica, non può vivere solo nei cerimoniali del calendario. Il rischio è che il genocidio armeno venga evocato soltanto a ridosso degli anniversari, per poi tornare nell’oblio subito dopo. È necessario che alle parole solenni seguano gesti concreti, politiche coerenti, un impegno continuativo nella diplomazia, nell’istruzione e nella cultura. Non basta ricordare: bisogna agire. E riconoscere, anche oggi, la sofferenza del popolo armeno, che non è solo un fatto storico, ma una realtà che ancora chiede giustizia e ascolto.

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