Attacco di droni contro la Global Sumud Flottiglia
- 24 set 2025
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Una violazione del diritto internazionale e un' aggressione alla società civile!
Maddalena Celano (Assadakah News) - Tra il 23 e il 24 settembre 2025, la Global Sumud Flottiglia, un convoglio internazionale di imbarcazioni civili partito per portare aiuti umanitari a Gaza, è stata oggetto di un grave attacco con droni in acque internazionali, al largo della Grecia. Secondo le testimonianze degli organizzatori e dei passeggeri, numerosi droni non identificati hanno sorvolato le navi e lanciato dispositivi esplosivi, provocando esplosioni, danni materiali a diverse imbarcazioni e interferenze massicce alle comunicazioni radio. Alcuni dispositivi inesplosi sarebbero caduti direttamente sui ponti delle navi, mentre altri sono esplosi in mare a poca distanza dallo scafo, mettendo a rischio la vita di decine di attivisti, operatori umanitari e membri dell’equipaggio.
La Global Sumud Flottiglia non è una missione militare, bensì una spedizione civile composta da circa dieci imbarcazioni di varia tipologia: piccole navi da carico, pescherecci adattati al trasporto di aiuti, barche a vela e catamarani utilizzati come unità di appoggio. Queste navi, battenti bandiere diverse — tra cui quelle di Italia, Norvegia, Spagna, Grecia, Turchia e Sudafrica — trasportano materiali medici, beni alimentari e forniture di emergenza destinati alla popolazione di Gaza, sotto assedio da anni. A bordo viaggiano parlamentari europei, medici, giornalisti, attivisti per i diritti umani e rappresentanti di organizzazioni della società civile di tutto il mondo. È proprio questa pluralità di provenienze, sancita dalle diverse bandiere nazionali issate sui pennoni, a testimoniare la natura autenticamente internazionale della missione.
L’attacco non è stato soltanto un episodio di violenza fisica, ma anche un’operazione di intimidazione psicologica: le radio delle imbarcazioni sono state disturbate con forti interferenze e persino con brani musicali trasmessi a volume alto, nel tentativo di isolare le navi e spezzarne il coordinamento. Questo uso combinato di tecnologia militare e guerra psicologica costituisce una chiara strategia di deterrenza volta a impedire che la flottiglia raggiunga le coste di Gaza.
Dal punto di vista del diritto internazionale, quanto avvenuto è di una gravità assoluta. Le navi civili impegnate in missioni umanitarie godono di una protezione specifica sancita dalle Convenzioni di Ginevra e dal diritto marittimo internazionale. Attaccarle con droni, in acque internazionali, equivale a un’aggressione contro civili disarmati e configura una violazione delle norme fondamentali di protezione dei diritti umani e della libertà di navigazione. L’uso di esplosivi contro navi che battono bandiere di Stati sovrani come l’Italia o la Norvegia pone inoltre un serio problema diplomatico, poiché implica un’aggressione indiretta contro gli stessi Paesi rappresentati da quelle bandiere.
Gli organizzatori della flottiglia hanno denunciato con forza l’accaduto, parlando di un “atto terroristico di Stato” e chiedendo un’immediata presa di posizione della comunità internazionale. Diverse cancellerie europee hanno già espresso preoccupazione: l’Italia, in particolare, ha annunciato l’invio di un’unità navale per monitorare la situazione e garantire assistenza ai propri connazionali a bordo. Ma la risposta diplomatica non può fermarsi qui: è necessario che le istituzioni internazionali — dall’ONU alla Corte Penale Internazionale — aprano un’inchiesta per accertare le responsabilità e assicurare che simili episodi non si ripetano.
La Global Sumud Flottiglia rappresenta un simbolo di solidarietà internazionale verso la popolazione palestinese di Gaza, che da anni subisce un blocco navale devastante. Colpirla con droni significa colpire non solo un gruppo di attivisti, ma l’idea stessa che la società civile internazionale abbia il diritto e il dovere di agire quando la politica resta inerte. È un attacco diretto alla speranza, alla solidarietà e alla libertà di navigazione.
Oggi più che mai, la comunità internazionale deve denunciare con fermezza questa aggressione e pretendere giustizia. Tacere di fronte a questi atti significherebbe legittimare l’uso indiscriminato della forza contro missioni civili e sancire la fine del diritto internazionale come strumento di tutela dei popoli. La voce delle bandiere issate sulla Global Sumud Flotilla — quelle di Paesi grandi e piccoli, del Nord e del Sud del mondo — non può essere spenta dal ronzio dei droni.








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