Iraq - I Segreti di Hammurabi riportati alla Luce a Baghdad
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Patrizia Boi (Assadakah News) - Il sito di Tell Muhammad, nella periferia di Baghdad, è la vetrina di un progetto di cooperazione culturale cruciale tra l'Italia (Università di Catania e Ministero degli Affari Esteri) e l'Iraq. Gli scavi, ripresi dal 2022, stanno svelando un patrimonio inestimabile dell'epoca di Hammurabi, che include fortificazioni monumentali e la rara scoperta di una fucina paleobabilonese. L'analisi si spinge oltre la tecnica, rivelando la profonda spiritualità del popolo mesopotamico: il ritrovamento di una stanza dedicata al culto dei defunti, con prove tangibili del rito del kispum, conferma il legame sacro e indissolubile che univa i vivi e gli antenati sotto lo stesso tetto domestico.
La Culla della Civiltà e il Codice di Hammurabi

Il sito di Tell Muhammad, situato oggi nella periferia meridionale della moderna Baghdad, è una delle finestre più significative sull'antica Mesopotamia, la "terra tra i fiumi" Tigri ed Eufrate, riconosciuta come la culla della civiltà. Questa regione non è solo un patrimonio archeologico, ma il luogo dove nacquero la scrittura, l'agricoltura e le prime forme complesse di diritto.
La sua importanza storica è inestricabilmente legata alla figura di Hammurabi, il sesto re della Prima Dinastia di Babilonia (ca. 1792-1750 a.C.). Hammurabi non fu solo un abile condottiero che unificò gran parte della Mesopotamia, ma soprattutto un legislatore la cui eredità risiede nel celebre Codice di Hammurabi, una delle raccolte di leggi più antiche e influenti dell'umanità. Capire un insediamento come Tell Muhammad significa osservare la vita quotidiana, la produttività e la fede di un popolo che viveva all'ombra di questo impero normativo e culturale.
Baghdad e il Patrimonio Ritrovato
Sito di Tell Muhammad a Baghdad, ritrovamenti 1) scheletro in stanza funeraria; 2) figurina femminile in terracotta accanto ad altare; 3) scheletro di adulto rannicchiato all'interno di stanza con altare - Foto Ministero degli Esteri
L’Iraq contemporaneo e la sua capitale, Baghdad, sono eredi diretti di questo retaggio millenario, ma il patrimonio archeologico ha sofferto decenni di instabilità e conflitti. È in questo scenario che il sito di Tell Muhammad, che già in indagini precedenti aveva mostrato la sua rilevanza nell’epoca di Babilonia, rinasce grazie a un fondamentale progetto di cooperazione internazionale.
Il Baghdad Urban Archaeological Project, promosso dall'Università di Catania in stretta collaborazione con lo State Board of Antiquities and Heritage iracheno e sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri italiano, ha ripreso gli scavi nel 2022. Questo progetto Italia-Iraq non è solo uno sforzo scientifico, ma un atto di "diplomazia culturale" che mira alla restituzione e valorizzazione del patrimonio iracheno in un momento cruciale per la sua stabilità.
Vita, Morte e Tecnica nell'Epoca di Babilonia

Gli scavi ripresi dall'Università di Catania nel 2022 hanno immediatamente rivelato che Tell Muhammad non era un insediamento marginale, ma una località di importanza strategica durante l'epoca Paleobabilonese. Tra i primi e più importanti ritrovamenti emergono un vasto sistema di mura difensive e i resti di una porta monumentale. La presenza di queste fortificazioni indica chiaramente che l'insediamento era di rilievo, ben protetto e strategicamente cruciale nell'orbita del grande potere centrale di Babilonia.
Tuttavia, la vera vita di Tell Muhammad si manifestava in modo ancor più vivido all'interno delle sue strutture. Nelle aree adiacenti alle fortificazioni settentrionali, gli archeologi hanno portato alla luce ampi settori produttivi e artigianali risalenti all'epoca di Hammurabi, che fungevano da vera e propria fucina. L'aspetto straordinario risiede nella produzione mista: queste stanze vedevano la preparazione del cibo mescolarsi attivamente con la lavorazione dei metalli. La prova più tangibile di questa rara sinergia produttiva è stata la scoperta di un crogiolo di terracotta quasi intatto. Al suo interno sono stati rinvenuti ancora i residui della fusione dei metalli, un reperto eccezionalmente raro in contesti mesopotamici che fornisce dettagli inediti e inestimabili sulle tecniche metallurgiche in uso circa quattromila anni fa.
L'aspetto più toccante e culturalmente significativo di questa stagione di scavi, tuttavia, risiede nella contiguità tra gli spazi dei vivi e quelli dei defunti, che offre una profonda comprensione della visione del mondo babilonese. Gli antichi abitanti seppellivano i loro morti direttamente al di sotto dei pavimenti degli edifici, anche nelle stanze adibite a fonderia e artigianato. I morti continuavano così, in senso simbolico, a seguire i vivi, partecipando al ciclo ininterrotto della comunità.
Il Rito del Kispum: Banchetto per gli Antenati
Sito di Tell Muhammad a Baghdad 1) fornaci produzione ceramica; 2) produzione mattoni crudi per restauro; 3) stanza col crogiolo in situ - Foto Ministero degli Esteri
Questa simbiosi tra vita e morte si manifesta nella scoperta di una stanza specificamente dedicata al culto dei defunti. Qui, gli archeologi hanno trovato prove materiali inconfutabili del rito di rimembranza noto nei testi accadici come kispum. Il kispum non era un evento casuale, ma una cerimonia di comunione che si teneva regolarmente per onorare e dare sostentamento spirituale agli spiriti degli antenati. L'idea centrale era che i defunti, in cambio delle offerte di cibo e bevande, intercedessero a favore dei vivi, garantendo prosperità e protezione.
A Tell Muhammad, la scoperta è stata particolarmente eloquente: l'altare con i resti delle libagioni testimonia la parte centrale del rito, ovvero l'offerta rituale di birra, vino o acqua che veniva versata come nutrimento per i defunti. Le sepolture rituali ritrovate accanto all'altare sono un'ulteriore conferma: l'adulto sepolto con le gambe divaricate e i bicchieri in ceramica sulle mani non era solo un corpo, ma un partecipante perenne a questo rito. I bicchieri erano destinati proprio a contenere il kispum – le bevande offerte – permettendo al defunto di unirsi al banchetto spirituale con i suoi discendenti. La presenza degli infanti in vasi di ceramica, posti accanto all'adulto, sottolinea il carattere profondamente familiare e continuativo di questo legame, dove la cura dei defunti era un dovere sacro, essenziale per il benessere dell'intera casa. Tali ritrovamenti rispecchiano fedelmente i testi mesopotamici che descrivevano il kispum , confermando che il ricordo dei defunti non era un evento sporadico, ma un trait d'union costante della quotidianità di Tell Muhammad.
Questi ritrovamenti, arricchiti da numerosi sigilli e figurine in terracotta, non solo espandono la nostra conoscenza dell'epoca Paleobabilonese, ma ribadiscono l'importanza dell'Italia nel promuovere la conservazione del patrimonio globale, tessendo un legame indissolubile tra la culla della civiltà e il Mediterraneo moderno.
L'Italia e il Tesoro Sotto Assedio

L'importanza delle scoperte a Tell Muhammad trascende la mera ricerca scientifica, ponendosi come un essenziale atto di diplomazia culturale in un'area martoriata dai conflitti. Le guerre in Iraq hanno inflitto ferite profonde e spesso irreparabili alla Culla della Civiltà, da Baghdad ai siti distrutti come Ninive. Preservare reperti fondamentali come le fortificazioni paleobabilonesi, la rara fucina dell'epoca di Hammurabi, e le prove tangibili del rito del kispum non è solo un dovere archeologico.
È, piuttosto, un'affermazione di responsabilità globale. Questi siti non appartengono unicamente all'Iraq, ma sono i capitoli fondativi della storia di tutta l'umanità. Il progetto guidato dall'Università di Catania e sostenuto dal MAECI italiano dimostra che la cooperazione internazionale nella ricostruzione del passato è un potente strumento per la stabilità e la pace. L'Italia si conferma così in prima linea nella lotta contro l'oblio storico, tessendo un legame indissolubile tra il Mediterraneo e le origini della nostra civiltà.



















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