La schiavitù della volontà...
- 23 ott 2025
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La schiavitù della volontà... quando l’uomo sceglie le proprie catene volontariamente
Issam Al-Halabi (Assadakah News)
La schiavitù non è una pagina del passato, ma un’idea che si rinnova costantemente, assumendo nuove forme in ogni epoca. Le catene possono scomparire, ma lo spirito della schiavitù rimane: talvolta si traveste da lealtà, altre volte da realismo, fino a diventare parte della coscienza collettiva di coloro che trovano nella sottomissione un conforto e nella libertà un pericolo insopportabile.
Nel corso della storia, gli schiavi sono stati di due tipi: quelli che riconoscevano le proprie catene e cercavano di spezzarle, e quelli che vi credevano al punto da farle diventare parte della loro identità. Questi ultimi sono più pericolosi dei loro padroni stessi, poiché custodiscono la propria prigione con la mente prima ancora che venga chiusa la porta.
L’antica esperienza americana del periodo della schiavitù offre un esempio rivelatore: gli schiavi dei campi conoscevano la durezza della schiavitù, sentivano ogni giorno le frustate sulla schiena e anelavano alla libertà, qualunque fosse il prezzo. Gli schiavi della casa, invece, si erano abituati alla dolcezza delle catene; mangiavano gli avanzi dei loro padroni e indossavano i loro vecchi abiti, fino a credersi superiori ai fratelli dei campi. Quando questi ultimi pensarono alla rivolta o alla fuga, i domestici si opposero, non per paura, ma perché erano convinti che la schiavitù conosciuta fosse meglio di una libertà incerta. Così, alcuni schiavi si schierarono contro chi voleva liberarli, vedendo nelle richieste di libertà una minaccia ai loro piccoli privilegi.
E quanto somiglia il passato al presente!
Oggi sono nate nuove forme di schiavitù: non si viene più trascinati con le catene, ma ci si va volontariamente, indossando il mantello dell’opportunismo e del servilismo, scegliendo la sottomissione come via verso il potere e il guadagno, illudendosi di essere liberi finché si possiede un po’ di autorità o di denaro. Eppure, tutto ciò rimane sotto il tetto della schiavitù, poiché hanno venduto la loro dignità in cambio di un’apparenza di prestigio, rinnegando la propria classe sociale per qualche briciola che credono la loro salvezza. Tradiscono coloro che condividono le stesse sofferenze e si oppongono a ogni pensiero che risvegli in loro il senso di rifiuto o il desiderio di cambiamento. Sventolano la bandiera di una falsa pace e fanno della sottomissione il mezzo per restare nei circoli del potere, senza rendersi conto di perpetuare una nuova schiavitù, più raffinata della precedente.
La libertà non si concede, si conquista con consapevolezza e coraggio.
E una società non potrà mai liberarsi finché tra le sue fila ci sarà chi rimpiange le proprie catene o le difende.
La vera battaglia non è tra il padrone e lo schiavo, ma tra lo schiavo che rifiuta le catene e quello che le ama fino a farle diventare parte di sé.







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