Mauritania - Samir, il Cammello d’Oro e l’Oasi dell’immortalità
- 14 ott
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 19 ott
Patrizia Boi (Assadakah News) - Rubrica Culturale "Le Mille e Una Fiaba" - I Favolosi Paesi della Lega Araba
Capitolo 14 MAURITANIA - Samir, il Cammello d'Oro e l'Oasi dell'immortalità

C’era una volta, tra le dune infinite del Sahara e le antiche mura della città di Oualata, un principe di nome Samir, il cui cuore era puro come le stelle che illuminano le notti del deserto. Samir portava con sé un dono raro e prezioso: una pietra lunare, un frammento celeste che risplendeva al chiaro di luna e che, si diceva, contenesse i segreti del cielo e della terra.
Oualata, città di meraviglie, era famosa per i suoi dipinti murali, intrisi di storie dimenticate. Ma ancora più straordinarie erano le grotte nascoste, dove, nelle notti di plenilunio, le Pitture Rupestri prendevano vita. Antiche carovane, gazzelle in corsa, e cacciatori armati di lance si animavano, danzando al ritmo del vento che portava i sussurri delle epoche passate.
Il principe Samir, affascinato da queste storie viventi, si avventurò nella grotta con la sua pietra lunare. Quando la luce della pietra toccò le pareti, le figure si mossero con grazia, raccontando leggende dimenticate. Una di queste parlava di un Cammello d’Oro, una creatura magica che compariva solo nelle notti in cui il cielo si incendiava di piogge di meteore.
La Leggenda del Cammello d’Oro

Si diceva che il Cammello d’Oro fosse il custode di antichi segreti, capace di guidare i viandanti verso luoghi di meraviglia. Ma c’era una condizione: solo coloro che trattavano con gentilezza le creature del deserto potevano seguire le sue impronte luminose, che svanivano all’alba come sogni dimenticati.
Samir, con il cuore colmo di speranza, si mise in viaggio. Attraversò le dune cantanti, dove il vento creava melodie che solo l’anima poteva comprendere. Lungo il cammino, salvò un piccolo fennec, impigliato in una trappola, e curò un cammello ferito, abbandonato al suo destino. Ogni gesto d’amore sembrava intrecciare il suo destino con quello del deserto, che lo osservava silenzioso.
E così, in una notte in cui il cielo esplodeva di stelle cadenti, il Cammello d’Oro apparve. La sua figura era di una bellezza irreale, e le sue impronte brillavano sulla sabbia come frammenti di stelle. Samir lo seguì, guidato da un filo invisibile che sembrava legare il suo cuore al cielo.
L’Oasi dell’Immortalità

Il cammello lo condusse verso un luogo che nessuna mappa avrebbe potuto segnare: l’Oasi dell’Immortalità, nascosta nel cuore del Sahara. Lì, una sorgente sgorgava dal ventre della terra, e le sue acque scintillavano come diamanti liquidi. Questa fonte, chiamata Lacrima del Cielo, non era un dono per i corpi, ma per le anime: prometteva non un’eternità fisica, ma una luce che avrebbe brillato nel tempo, eterna come l’amore e la conoscenza.
Ma l’oasi non si concedeva a chiunque. Una danza enigmatica di venti e sabbie proteggeva i suoi confini. Samir, con la pietra lunare in mano e il cuore colmo di desiderio di conoscenza, sollevò il dono celeste verso il cielo. La luce della pietra dissolse il velo di sabbia, rivelando l’oasi in tutta la sua magnificenza.
Il Custode dell’Oasi

Samir scelse di restare. Diventò il custode dell’oasi, proteggendola da chiunque volesse sfruttarla per scopi egoistici. Ma la sua storia non rimase sepolta nel deserto: ogni carovana che attraversava le dune portava con sé frammenti della leggenda, e così il suo nome viaggiava come il vento, da un’oasi all’altra.
Si dice che ancora oggi, nelle notti di luna piena, il Cammello d’Oro attraversi il deserto, guidando i cuori puri verso l’Oasi dell’Immortalità. E che nelle grotte di Oualata, sotto il chiarore della luna, le Pitture Rupestri continuino a danzare, raccontando storie di speranza e saggezza a chiunque abbia un cuore aperto e una pietra lunare per ascoltarle.
E così, il canto del deserto riecheggia ancora, sussurrando una promessa eterna:
«La vera immortalità risiede nell’amore, nella gentilezza e nella conoscenza che lasciamo al mondo».
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SPECIALE LEGA ARABA
A cura di Roberto Roggero, Patrizia Boi
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